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La rubrica di cinema a cura di Sante Calamaro, il più illustre critico cinematografico di cinema di serie bbbi

IL FILM DEL MESE

 

ANTHROPOPHAGOUS 2000

(Germania, 1999)

con: Oliver Sauer, Cornelia de Pablos, Andreas Staeck e Andreas Schnaas

 Regìa di Andreas Schnaas

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché, vi chiederete, il nostro Sante anche stavolta ci ammannisce una pellicola made in Deutschland? Semplice: ci siamo recati in questi giorni ad Amberg, ospiti del locale Horror Fest, e lì, tra una birra e un wiener  schnitzel, abbiamo fatto amicizia col simpatico regista amburghese Andreas Schnaas. La mia mente allora è tornata ai tempi in cui sacrificavo la paghetta per comprarmi in VHS i suoi primi, amatoriali esperimenti in Super8. E allora mi sono procurato una copia del suo Anthropophagous 2000 (che Andreas non ha mancato di autografare col sangue...) ed eccomi a voi. Nel 1999 Schnaas telefona al compianto Aristide Massaccesi (alias Joe D'Amato), indimenticabile regista nostrano di cult quali Buio Omega e, per l'appunto, Antropophagus, dicendogli di essere intenzionato a fare un remake del suo film (ebbene sì, di questa moda attuale è stato un pioniere). Joe morirà prima di vedere l'opera del tedesco, che diventa così un omaggio rispettoso al maestro. In effetti la trama di Anthropophagous 2000  ricalca in tutto e per tutto quella del suo predecessore: un gruppo di villeggianti viene sterminato da un maniaco che, in seguito ad un naufragio, preso dalla follìa aveva ucciso e poi divorato la propria famiglia. Anche l'aspetto butterato e pallido del mostro, interpretato dal regista stesso, è fedele all'originale George Eastman/Luigi Montefiori.  L'isola greca dell'ambientazione del primo film lascia spazio alle colline toscane (Borgo S. Lorenzo, per l'esattezza), ma non è esattamente il Chianti a farla da padrone, bensì sangue, sangue, sangue. Già il film di Joe D'Amato era parecchio duro (è del 1980), con un paio di quelle scene che rimangono impresse nella memoria (il folle protagonista che mangia un feto umano appena estirpato dal ventre della madre e, nella scena finale, i propri intestini), ma Schnaas pigia comme d'habitude l'acceleratore dello splatter più estremo. Fontane di plasma che sgorgano da arti amputati, teste spiccate dal collo,  accette che aprono enormi tagli color porpora nelle membra dei malcapitati, viscere e frattaglie strappate da svariati orifizi, una vittima impalata (evidente citazione del Cannibal Holocaust di Deodato). Anche le due suddette scene cult del film di D'Amato sono replicate esasperandone l'aspetto truculento e voyeuristico. Andreas lascia da parte la dimensione “ideologica” (siamo quello che mangiamo?),  i tempi lunghi e riflessivi del regista italico per prediligere dosi massicce di violenza e un incalzare frenetico verso la fine, particolarmente nella seconda parte. C'è da dire che, pur all'interno della medesima categoria di B-movie, Joe D'Amato mostrava una perizia registica assai maggiore di Schnaas. Tuttavia il film tedesco si lascia guardare, a patto che vogliate spendere un'oretta di splatter fine a se stesso. Sono passati i tempi di Violent Shit, prima opera del nostro del 1989, con sangue rosa e cinepresa traballante. Andreas dirige senza fronzoli, il cast (tedesco) è decente e gli effetti sono decisamente buoni ed efficaci, seppur artigianali. Ma viva gli artigiani e abbasso la Computer Graphic. Viva Andreas Schnaas che è un duro e puro perché ci crede fino in fondo, registi così non ne fanno più, spunta una lacrimuccia nostalgica. Il film è di (quasi) dieci anni fa, e si vede: quando il camper con i nostri protagonisti parte verso un viaggio senza ritorno, la scritta “Viva Lenin” campeggia sul muro della stazione di  Borgo S. Lorenzo. Ma i comunisti non mangiavano i bambini?

 

giudizio: 

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